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Tag: candolè

373: il vino è fatto di numeri eppure non solo di quelli

Eccoci. Non so se riuscirò ad essere breve, quindi prendetevi un bicchiere di vino e sedetevi.

Spiegare cosa sia il 373 per me non è semplice. Chi mi conosce da molto sa che non sono una vignaiola nel vero senso della parola. Sono stata barista per più di vent’anni. Sono la figlia, la moglie, la nuora, la cognata, la sorella di vignaioli, ma una vera e propria contadina non lo sono ancora diventata, anche se, forse, in fondo lo sono sempre stata.

Via Col Vento - Immagine Google

Avete presente Rossella O’Hara in Via Col Vento? Mi sono rimaste impresse molte scene di quel film, ma in cima alla mia memoria resta quella con lei, sporca, sgualcita e intenta a scavare nella terra, mentre promette la resurrezione di Tara.

Se mi nominate Via col Vento, non penso mai all’amore. Penso alla terra.

Credo succeda perché ci sono nata e cresciuta, perché, nonostante tutti i lavori che ho fatto, me la sono sempre portata dentro.

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Merito di un uomo di cui ho due ricordi indelebili.

Il primo è di quasi 35 anni fa. Due braccia forti che mi appendono al manico del torchio a mano per azionare la pressa dell’uva. I miei piedi non toccano terra ed è il mio peso che m’aiuta ad azionare i primi colpi. Quando poi la pressa si fa più pesante, io rimango lì a guardarlo lavorare mentre assaggio il mosto rosso che scende allegro.

Il secondo è di due anni fa. Lo stesso uomo, seduto nella sua cantina, sopra una damigiana, che mi dà le indicazioni per riempire le damigiane di Raboso per un cliente. Io non sono più una bambina, lui è un uomo malato, consapevole di esserlo, ma nonostante questo, ancora fermamente legato al sogno della sua vita.

“ Ma il prossimo anno, torni qui a vinificare?”

Si dice che, con il trascorrere del tempo, ci si dimentichi della voce, ma gli occhi, quelli, non te li scordi mai.

Non sono riuscita a raccontargli una bugia. Gli ho detto la verità. Ma gli ho promesso che il vino di Candolé l’avrei messo in bottiglia, con l’etichetta, per lui, che non c’era mai riuscito.

Non ero obbligata. Solo che non sono stata capace di lasciare che tutto finisse in mano a degli estranei.

Quando sei cresciuta come me, guardando i tuoi genitori fare sacrifici per un progetto e per un sogno, non puoi e non riesci a lasciare che le cose seguano il loro corso. Ecco quindi che, con mio marito, ho deciso di raccogliere il testimone e proseguire. Un anno di rodaggio è andato. Questo è il secondo.

La bellezza di Candolé è tutta in una serie di vigneti a Bellussera, vigneti che nella nostra zona stanno scomparendo poco a poco.

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Non si fa qualità con la Bellussera: persino il Consorzio del Prosecco DOC ha deciso, qualche anno fa, che i possessori dei vigneti con questo sesto d’impianto, a partire dal 2019, non potranno più rivendicare il nome di Prosecco per la produzione. Hanno dato dieci anni di tempo per espiantare tutto e mettere a filare.

L’ho scoperto solo l’anno scorso, per ovvi motivi.

Non è difficile decidere di espiantare tutto e ripiantare a filare, che si tratti di Prosecco o di qualsiasi altra tipologia, perché il problema non è solo la qualità, ma è anche il costo della lavorazione: tocca fare tutto a mano. La Bellussera, conti alla mano di chi studia, pretende 400 ore all’anno almeno, contro le 60/80 di un vigneto completamente meccanizzato.

E allora mi prendono i 5 minuti.

Mi viene in mente mio padre, che già negli anni ’80, ben prima di qualche nome blasonato, lavorava per fare un vino di qualità, perché “Meglio meno ma più buono”, ripenso all’anima che metteva nel fare il vino.

Mi vengono in mente certi suoi vini che non hanno mai visto l’etichetta, ma in bottiglia, anche dopo anni regalavano emozioni. Nonostante la Bellussera o, forse, per merito di quest’ultima.

E siccome son sanguigna e passionale ho rotto le scatole al marito, finché non l’ho convinto a farmi questo vino, con questa etichetta.

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373 è il numero del mappale di Candolé, della terra di mio papà.

Verde perché è il colore dell’azienda di mio marito da sempre, verde come lo è il vigneto a Bellussi in primavera e in estate; fili e ancora fili, distese di fili, come i tiranti di ferro che tengono il vigneto, fili di sudore che sono scorsi giù dalla fronte di mio padre, che quei vigneti li ha piantati, li ha amati, li ha sudati.

Un comune vino da tavola bianco, una scelta, per rivendicare ciò che è più importante per me. La terra di Candolé e la vigna piantata a Bellussi. Se dovessi sbagliarmi, ditemelo soltanto dopo averlo assaggiato.


Erbette di campo – Wild herbs

In questi giorni ho letto un paio di libri che mi hanno confortato.

Riavvicinarsi alla campagna, alla vigna, per me non è facile. Ammettiamolo, non sono un’amante del lavoro fisico :).

Ma rimanere e vivere in campagna, in un’azienda agricola che non vive solamente di vino, ma anche di altre “cose” ti fa pensare che spesso tutti noi dovremmo avere più consapevolezza di quello che ci circonda, senza darlo per scontato e semplice. Abitare un’azienda agricola, perché é questo che facciamo, non significa solo aver a che fare tutto il tempo con la vigna. La natura ci “regala” alcuni preziosi tesori, spesso dimenticati. Seguono foto

These days I read a couple of books that have comforted me.

Come back to the countryside, in the vineyards, for me it’s not easy. Let’s face it, I’m not a lover of physical work 🙂 But stay and live in the countryside, on a farm that don’t give you just  wine but also a lot of other “things”  often makes you think  about  we should all be more aware of our surroundings, not always expect and easy. Living a farm, because this is what we do, it’s not just pay attention all the time at  vineyards. The nature “gives” us  some treasures, often forgotten. Here the  photo of one of this gifts

Cren

Questa che vedete è una pianta di rafano. Ne abbiamo qualche esemplare all’altezza dello Chardonnay di Candolé.

E’ una pianta che ha origini in Centro Europa. Da noi in Veneto è la base per la salsa chiamata “Cren”, ottimo accompagnamento per bolliti di carne e per qualche tipologia di formaggio. Il vecchio detto Veneto vuole che le radici siano raccolte solamente nei mesi con la R. Certamente, la potete trovare anche al supermercato, ma ovviamente siamo molto lontani dal gusto della salsina che ci facciamo a casa. Mia suocera aggiunge solamente un po’ d’aceto, pochissimo olio  e niente sale, mentre nel vasetto che trovate al super per 1,50 cent aggiungono pure gomma arabica, zucchero, metabisolfito di sodio ( ups un solfito!!!) e quant’altro…

E’ chiaro che se devo mettere in conto il tempo che ci perdo a tirar su le radici con la vanga, pulirle dalla terra, spazzolarle per bene, togliere la buccia esterna, grattuggiarle,  mescolarle con aceto ed olio, non ci siamo: molto anticonveniente. Ma il stare e vivere la campagna significa spesso fare cose anticonvenienti!

Per gli amanti dei rimedi naturali,  il rafano ha diverse proprietà terapeutiche. Non a caso i nostri nonni erano molti attenti a tutto quello che cresceva in giro per i campi: le erbacce spesso non lo sono per niente. Anticamente la radice del cren  veniva utilizzata fresca a scopo terapeutico per combattere i dolori reumatici e le contusioni, nelle dermatosi, herpes. Il tutto da usare sotto controllo: il cren é forte sia nel gusto che nell’odore e male utilizzato potrebbe causare  irritazione e vesciche

It’s Horseradish We have a few plants near the Candolé’s  Chardonnay.

It ‘a plant that originated in Central Europe. Here  in Veneto is the basis for the sauce called “Cren”, great accompaniment to boiled meat and for some  cheese. The old saying Veneto want the roots are harvested during the months with R. No wonder why… sorry! Certainly, you can also find in the supermarket, but of course we are very far from the taste of the sauce that we make at home. My mother-in-law just adds a little ‘of vinegar, and no salt, while in the jar that you find at super to 1.50 cents also add gum arabic, sugar, sodium metabisulfite (a sulfite ups !!!) and more.  It’s clear that if I have to take into account the time that we lose to pull up the roots with a spade, wipe them from the earth, brush them thoroughly, remove the outer husk, grate it , mix with vinegar and oil, well, it’s more expensive.  But to stand and live in the country often means doing things are not cheap for your budget, but nice for your body! For lovers of natural remedies, horseradish has several therapeutic properties. No coincidence that many of our grandparents were attentive to everything that grew around the fields: weeds often are not at all just rubbish. In ancient times the root of the horseradish was used fresh for therapeutic purposes to combat rheumatic pains and bruises, dermatosis, herpes. All-to-use control: the horseradish is strong both in taste and smell and misused could cause irritation and blisters

rafano

 

Di siti e d’informazioni migliori sul Rafano ne troverete sicuramente in giro per il webmondo, ma quello che mi preme dire qui è che credo sia fondamentale per chi vive in campagna aprire gl’occhi e riappropriarsi di quei cibi che hanno fatto la tradizione della tavola e della nostra gastronomia fatta di cibi semplici e poveri, nonchè come direbbe qualcuno, buoni, sani e giusti. Il tempo che si perde, non è tempo perso ma significa attraverso gesti semplici, gestire il valore della terra e dei frutti che dona con il massimo rispetto.

Better news and informations about Horseradish are easily to find on web, but  what I want to say here is that I believe it’s essential for those who live in the countryside to open their eyes in order to recapture some of those foods that created the tradition in Veneto’s tables.  Sometimes they’re very simple and poor, as well as some would say, also good, healthy and fair. The time lost is not a waste of time but means through simple gestures, manage the value of the land and the fruits that give with the utmost respect.


C’era una volta l’estate – One upon a time it was summertime

La cosa simpatica è che vorrei essere più pronta a passare tutte le foto nel sito, ma alla fine sono sempre talmente presa tra i lavori di casa, Davide e tutto il resto che non riesco proprio a fare la brava e a pubblicare post in modo continuativo. Per chi non c’era e per chi sarebbe voluto esserci, ecco alcune foto di questa estate pazza, che non ci ha regalato tutto il sole che avremmo voluto.

Chardonnay Grave  ad Inizio Agosto 2014
Chardonnay Grave ad Inizio Agosto 2014

The funny thing is that I would be more ready to put all the photos on the blog, but in the end I’m  always so caught up in the work of the house, and all the rest, to not be able to publish posts on an ongoing basis. For those not there, and for those who would want to be there, here are some photos of this crazy summer, which gave not us all the sun we would have liked.

Enzo al lavoro per pulire lo Chardonnay dalle erbacce
Enzo al lavoro per legare lo Chardonnay grave
Il Pinot Grigio ha decisamente bisogno di respirare
Il Pinot Grigio ha decisamente bisogno di respirare

Non tutti i lavori vengono fatti a macchina, nemmeno in pianura. Not all works are made by machines, also in lawland

Work done
Work done

Una dei lati positivi del duro lavoro di campagna è avere un abbronzatura da isole del Pacifico già a maggio.

One of the positive sides of the hard work in vineyards is  having a tan like you’ve been in  Pacific Islands as early as May.

Prosecco a Belussi in Candolé
Prosecco a Belussi in Candolé
Prosecco in Candolé
Prosecco in Candolé  – Inizio Estate – Early Summer

La Belussera è l’impianto tipico della pianura trevigiana. A breve scomparirà per molti motivi, ma noi vorremmo davvero riuscire a mantenerlo.

The Bellussera is typical of the  Treviso’s lawland . At short it’ll disappear for many reasons, but we would really be able to keep.

Belussera, un invito a sdraiarsi per godere della frescura
Belussera, un invito a sdraiarsi per godere della frescura

 

 

Manzoni  Bianco ad inizio estate
Manzoni Bianco ad inizio estate